Il quoziente intellettivo è direttamente collegato all’utilizzo del linguaggio scritto e parlato. La parola rappresenta il segno distintivo dell’uomo rispetto agli altri animali. Questa differenza non è solamente fonetica ma comprende e partecipa alla formazione dell’intero sistema nervoso centrale umano, dotato di connessioni e zone uniche nel loro genere. L’alleggerimento della muscolatura laringea conseguente alla stazione eretta è uno degli aspetti che ha verosimilmente contribuito allo sviluppo di schemi motori più complessi come la fonazione, ma ha anche permesso lo sviluppo dell’abilità manuale nel trasformare oggetti in strumenti di lavoro. Il linguaggio non è solamente il modo con cui gli esseri umani comunicano (anche gli animali lo fanno ma senza parlare) ma è, come olfatto e udito, un senso dotato di suono e non un suono dotato di senso logico, come ci ricorda Chomsky. Attraverso il linguaggio il bambino modella il suo sistema nervoso e struttura la sua capacità associativa e comportamentale; cioè il bambino che non parla, non legge e non scrive utilizza un senso in meno per il neurosviluppo, tant’è che nei casi di ritardo importante uno dei segni distintivi è la perdita del linguaggio. Abbiamo la presunzione di essere la  versione migliore dell’umanità grazie a pubblicità e stereotipi ignorando l’esistenza di civiltà del passato più avanzate dal punto di vista tecnologico e sociale che possedevano un linguaggio molto più complesso di quello attuale, come riportato nella tradizione Vedica. Non serve essere scienziati per rendersi conto che la società sta subendo un rapido declino, un’involuzione ad una condizione peggiore di quella animale, dove la violenza verso la propria e le altre specie viene premiata in convegni sulla competitività di mercato e insegnata nelle università. L’impoverimento del linguaggio scritto e parlato conseguente all’utilizzo di strumenti sempre più efficienti è la conseguenza della riduzione non solo del quoziente intellettivo ma soprattuto di quello emotivo, con una riduzione drammatica dei livelli di empatia verso gli altri. Le cose si complicano quando si parla dei bambini, soggetti in “formazione” dal punto di vista emotivo e sociale. Sul mercato di oggi sono presenti sempre più figure che dovrebbero occuparsi delle difficoltà dei nostri giovani senza considerare il fatto che proprio quelle difficoltà possono essere ricondotte ad una condizione di povertà espressiva che si concretizza nel pensiero uniformante dei social media, nei quali, per una spruzzata di dopamina, ci si conforma al pensiero unico ormai dominante. Leggere con fluidità a voce alta, scrivere tutti i giorni (senza correttore di ortografia), utilizzare un linguaggio articolato possono essere ottime tecniche per conservare memoria, Q.I. ed empatia.