Da un anno abbondante siamo tutti in una situazione surreale che, purtroppo, sembra non avere fine a breve.  Chi, sempre da un anno, prende decisioni lo fa con dubbie autorità e metodi ma soprattutto senza cognizione alcuna di come il tessuto sociale si stia velocemente distruggendo. La maggior parte dei dati raccolti in un anno di crisi totale dicono sempre più chiaramente che le misure intraprese per contrastare la situazione non solo non la contrastano, ma, in alcuni casi, sembrano anche esacerbarla. Le persone e le realtà economiche che stanno ancora in piedi pensando: “tanto io lo stipendio ce l’ho!” non hanno la minima idea di come senza una tessuto sociale solido la loro realtà economica servirà a ben poco tra non molto. A parte il fatto che probabilmente la libertà che abbiamo conosciuto non sarà la stessa per molto tempo, come si farà ad andare al ristorante, in palestra, nei negozi, in vacanza, etc. se si è perso il lavoro o si devono pagare i debiti di un’ attività che è stata chiusa illegittimamente a cui è stato chiesto comunque di pagare utenze, tasse e chissà cos’altro? La giurisprudenza degli ultimi mesi ci indica una via da percorrere come gruppo, il vero effetto gregge è la consapevolezza che non possiamo più lentamente agonizzare per la paura di morire di una malattia che da un anno le fonti ufficiali confermano avere  una letalità decisamente minore rispetto a ciò di cui ordinariamente si muore. A cosa servono associazioni, gruppi sui social, persone a cui migliaia persone danno ascolto per stronzate, se non a fare muro contro un sistema che non merita più alcun rispetto? Nel caso particolare della realtà del Jiu Jitsu Brasiliano i valori di cui tutti noi ci riempiamo la bocca sul tatami sarebbero molto utili ora come un unica mano contro lo stesso avversario, nel mondo reale in cui stiamo perdendo la battaglia più importante: quella per la libertà. Dobbiamo ricordare che per la libertà che abbiamo adesso qualcuno ha versato lacrime e sangue, ora c’è di nuovo un attentato a quella libertà, bene essenziale per tutte le nostre attività economiche e sociali. Forse è per l’aspettativa della riapertura o forse per l’istinto naturale del difendere ciò che è più vicino a noi che ci sentiamo così soli ed impotenti davanti ad un nemico così grande, ma ora basta, è il momento di mettere da parte solo un pochino della propria individualità per il bene collettivo. Questa volta non sono richieste lacrime e sangue ma informazione e consapevolezza collettive, concetti che quando si tratta di gossip o di eventi sportivi conosciamo bene. Basterebbe spostare l’attenzione sulla realtà scientifica e legale per poter cambiare le cose, ma soprattutto serve essere uniti.