In ambito sanitario si parla quasi sempre di patologie e problemi da risolvere.
Indipendentemente dal contesto culturale e dalla formazione, sempre più persone hanno un’idea su che cosa siano le più comuni patologie, un’idea del perché ci si ammala, un’idea di come si sta quando si è malati e un’idea di come, eventualmente, curarsi.
Spopolano sul web corsi e seminari sulle nuove malattie e sulle nuove metodiche di cura ma sempre meno si parla di guarigione, di salute e di prevenzione primaria. Eh già perché sono argomenti che non attraggono il grande pubblico del web ma soprattutto fanno fatturare molto meno dato che una persona consapevole della sua condizione e in grado di gestire la sua salute e la sua malattia non corrisponde al prototipo del malato cronico di oggi. Dall’apice del mainstream fino ai guru alternativi tutti cercano sempre e solo di vendere. Il 90% degli over 65 è medicalizzato, cioè ha bisogno di farmaci per vivere. Nessun colosso investirebbe in corsi di respirazione da fare a casa, eppure un certo Konstantin Pawlowitsch Buteyko ne ha dimostrato l’efficacia in molte sindromi respiratorie. Rende decisamente di più vendere tonnellate di Salbutamolo (Ventolin). Un caso curioso riguarda il cibo, sembra che al mondo ci siano più persone in sovrappeso e malate a causa del cibo che persone che muoiono perché non mangiano. Staremo a vedere come, per fare quattrini, metteranno le mani sul microbiota quando basterebbe magiare rurale. Il fondo lo si tocca con i bambini, la nuova corsa all’oro per chi fa soldi con la malattia.

Mi piace pensare al mio lavoro come un’attività responsabilizzante, è la natura che guarisce, io cerco di dare gli strumenti per accedere a questo potenziale che non può essere sintetizzato in una pillola.

* Prima del diluvio.